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Perché Dio ha tanto amato il mondo che, ha dato il Suo Unigenito Figlio, affinché chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia vita eterna. Giovanni 3:16 |

sabato 28 novembre 2009

04. Non è questione di quantità ma di intimità

Soggetto: “Non è questione di quantità ma di intimità?”

Testo biblico: (Luca 17:1-6)

Dopo che Gesù indicò alcune condizioni di vita, di massima importanza (una buona testimonianza, il perdono ..) I discepoli chiesero “..accresci (aumenta) a noi la fede”

NON È QUESTIONE DI QUANTITÀ MA DI INTIMITÀ!!!

In un altro passaggio Gesù, dice ancora: “ma quando il figliuolo dell'uomo verrà, troverà la fede sulla terra?” (Luca 18:8)

Mai come in questa generazione si parla tanto di fede. Congressi, conferenze, libri sono stati scritti intorno alla fede. “sette passi per ottenere guarigione” Grande conferenza su: “la fede che sposta le montagne” Esistono tanti predicatori della fede, movimenti della fede; persino gli specialisti della fede.

Eppure ci sono oggi più cristiani depressi oggi che in passato, divisioni e divorzi oggi più che in passato.

PERCHÉ??

Perché molti predicatori e insegnanti della Parola di Dio, UMANIZZANO L'ARGOMENTO DELLA FEDE, una fede basata solo su un guadagno personale, basata solo su dei bisogni personali, in altre parole una fede per soddisfare la propria carne.

Questo tipo di fede è legata alle cose di questa terra, di questo mondo: “Signore benedicimi” “Signore fammi questo o dammi questo” “Signore Tu non permetterai che…”

Come se il Signore dei Signori è un semplice cameriere per servire i suoi clienti.

Vivere una fede autentica è viverla in modo che piace al Signore, una fede che soddisfa il Suo cuore, che fa avanzare il Suo regno.

Perché i discepoli chiedevano più fede?

Per avere la forza di adempiere i comandamenti del loro Maestro!

Il capitolo 11° della lettera agli Ebrei, parla di uomini e donne di fede. Una fede basata a soddisfare il cuore di Dio, per fare avanzare il Suo regno.

Che tipo di fede avevano questi eroi ed eroine?

Una fede che nasceva e che veniva costantemente alimentata da una profonda intimità con l'Altissimo!

In realtà essi non volevano più fede, essi volevano il Signore.

• ABELE

(V.4) “Per fede Abele offrì a Dio un sacrificio più eccellente di quello di Caino; per mezzo di essa, egli ricevette la testimonianza che era giusto, quando Dio attestò di gradire le sue offerte, e per mezzo di essa, benché morto, egli parla ancora”.

Dio stesso testimonia della fede di Abele e non un uomo. Dio accetta le offerte.

(Genesi 4:4) “Or Abele offerse anch'egli dei primogeniti del suo gregge e il loro grasso..”.

Abele, per offrire il sacrificio, dovette costruire un altare.

Era un agnello senza difetto. Offrì anche il grasso dell'animale.

(Levitico 3:16) “È un cibo di profumo soave consumato dal fuoco. Tutto il grasso appartiene all'Eterno”.

Il grasso è quella parte dell'animale che una volta arrostito provoca un dolce odore, aroma. Questa parte s'incendia subito.

Il grasso qui è sinonimo della preghiera, della lode, della adorazione e delle offerte.

Un profumo soave che sale a Dio.

La prima volta che nella bibbia si parla di questo tipo di adorazione è in Genesi, con Abele.

Come ottenne Abele una tale fede?

Conversazioni con il Padre ed sua Madre. Abele non voleva avere una fede tradizionalista, ereditaria. Egli voleva esperimentare personalmente la comunione con l'Iddio dei suoi genitori.

Questo è il tipo di grasso (comunione) che oggi c'è bisogno nella chiesa. Un tipo di grasso gradito a Dio. Offrirgli il meglio, non di seconda mano, offrire il tempo per la preghiera, della lode, le nostre decime e le nostre offerte.

Abele mise l'offerta sull'altare e aspettò che tale offerta fosse consumata da Dio.

Prendersi il tempo di stare alla sua Presenza, non avere fretta. Una sana comunione ha bisogno di tempo.

L'offerta di Caino ( V 3) “Caino fece un'offerta di frutti della terra all'Eterno..”

Un offerta che non richiedeva sangue, non richiedeva un altare, non richiedeva tempo ne grasso e ne olio.

Nessun profumo saliva al cielo. In altre parole non c'era intimità, comunione.

Certo che Dio guardò anche l'offerta di Caino, ma quella di Abele era più eccellente.

Dio guarda il cuore dell'uomo. Egli sapeva che Caino non desiderava stare molto tempo con Lui.

Così è oggi per molti cristiani. Vanno in chiesa una volta a settimana. Chiedono a Dio di benedirli in ogni area della loro vita. Desiderano che il Padre risponda alle preghiere.

Però non si sforzano a cercano la sua presenza più di quel tanto. Come Caino fanno il minimo indispensabile.

Il vero figlio/a cerca il tocco di Dio. Offrono a Lui un offerta di prima qualità, offrono tutto il grasso e poi aspettano che Dio risponda con la sua presenza e la sua unzione. Sono disposti di dare a Lui tutto il tempo. Desiderano ascoltare la sua voce.

2 ENOK

(V. 5) “Per fede Enok fu trasferito in cielo perché non vedesse la morte, e no fu più trovato perché Dio lo aveva trasferito; prima in fatti di essere portato via egli ricevette la testimonianza che era piaciuto (gradito) a Dio”

Era piaciuto o gradito a Dio. La radice greca per “Gradito” significa “Pienamente piaciuto” “Completamente piacevole”

(Genesi 5:22) “Dopo aver generato Methuselak, Enok camminò con Dio 300 anni…”

Enok ebbe una così profonda comunione con Dio che più di questa un essere umano non poteva avere sulla terra. Per questo Dio decise di prenderlo in cielo, per avere con lui una perfetta comunione.

Per quanto ne sappiamo dalla Bibbia, fu la sua intima comunione a piacere a Dio. Enok non fece mai un miracolo, non fece potenti operazioni per poter essere menzionato nella lista degli eroi della fede.

SOLO ENOK CAMMINO CON DIO!!!

Qualcuno dirà, è tutto vero però erano altri tempi. Oggi la vita è molto più stressata, si è presi con il lavoro, la famiglia. Il Signore capisce……………..

Visto che avete fatto questa affermazione, vorrei mostrarvi un altro uomo di Dio.

3) ABRAHAMO

(V. 9-10) “Per fede Abrahamo dimorò nella terra promessa, come in un paese straniero, abitando in tende con Isacco e Giacobbe, eredi con lui della stessa promessa, perché aspettava la città che ha fondamenti, il cui architetto e costruttore è Dio”.

Il mondo gli era estraneo, non era per lui un luogo dove mettere radici.

Eppure Abrahamo non era mistico, no era un eremita, egli era un uomo di affari. Era il capo di una piccola città, aveva migliaia di capi di bestiame.

Era un uomo molto impegnato, però i suoi molteplici impegni e le sue grandi responsabilità non gli impedivano di prendersi il tempo per il suo Dio.

Poiché egli camminava sempre più vicino a Dio, era sempre meno soddisfatto del mondo e delle sue cose. Desiderava la patria celeste.

Patria celeste, il vocabolo Ebraico per questa frase, è “PATER” , essa deriva da una radice che significa Padre. Perciò il paese celeste che Abrahamo desiderava era letteralmente un luogo con il Padre.

Questo significa godere la presenza e la intimità con il Padre già ora qui sulla terra.

Senza una profonda ed intimità con il Padre e il suo Spirito, la nostra fede non potrà mai crescere ed operare potenti operazioni.

IL TABERNACOLO
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IL SANTISSIMO _______ Soddisfare Dio

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LUOGO SANTO _______ Soddisfare se stessi

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CORTILE _______ Soddisfare se stessi

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